Figlie della Sapienza

Ascoltate, venite a me: vi voglio rendere felici!

Il salotto manzoniano – Comunità “ SEDES SAPIENTIAE”

La Kermesse è annunciata dal Banditore con il Canto:

Militarri, borghesi, ragasse,

noi cantiam per le strade e le piasse

e cantando la noia ci passa

siamo Febo, Liliana e Grancassa!

E con questa sinfonia ce n’andiamo a cominciar,

  una storia manzoniana vi vogliamo raccontar!…

  zun!… zun!…”,

 

Sull’onda del Festival di Sanremo che, dal 1951 con “Grazie dei fior” cantata da Nilla Pizzi, vince e calca le scene del teatro Ariston, resistendo alle intemperie del tempo, la Comunità, dopo aver riflettuto a lungo,  ha pensato bene di inserirsi, senza farsi male, con una “scaletta” “sui generis”, nella Kermesse canora in cui, personaggi, musica e canzoni sono di pura invenzione.

  • Si dice che “repetita iuvant”: pertanto sulla scia del trionfo carnevalesco dello scorso anno, che tanto ci ha fatto sbellicare dalle risa, ci siamo buttate a capofitto nella storia manzoniana per celebrare un matrimonio che “Sa da fare” tra Renzo e Lucia, due giovani, da tempo “Promessi Sposi”, le cui disavventure, il Manzoni descrive con pittoresche pennellate, nell’insorgente lingua italiana, lasciando ogni volta i lettori col fiato sospeso.
  • Alle ore 16.00 precise, passate da 1 minuto, il salone delle feste accoglie ospiti di ogni ordine e grado, surriscaldati dalla snervante attesa e pronti a dare “man-forte” alla buona riuscita della Kermesse.
  • “Pronti!… Pronti!… Si giraaa!…”

Una voce, improvvisamente, da dietro le quinte, squarcia il silenzio. Il Direttore Artistico annuncia, così, l’inizio dello spettacolo!…

E… “Ciak!”…,  gli fa eco il Banditore che, al ritmo sfrenato  di un primitivo arrugginito tamburo, cantando il refrain:

E con questa sinfonia ce n’andiamo a cominciar,

una storia manzoniana vi vogliamo raccontar!…

zun!… zun!…”,

chiama a raccolta i vari personaggi facendoli accomodare, uno   alla volta,  nell’apposita tribuna d’onore riservata ai cantanti.

–     Ed ecco a voi i famosi Personaggi intervenuti alla Kermesse:

 

RENZO (Sr. Linda) =>      Ragazzo sui 20 anni, avanza baldanzoso pavoneggiandosi negli abiti d’epoca 6/7/800. gambe fasciate e pantaloni gonfiati al di sopra del ginocchio,  ammiccando con furbizia verso il gentil sesso, per averne l’approvazione.

LUCIA  (Ancilla) =>  Graziosa giovinetta, introversa e riservata, anche un po’ smorfiosetta, è il personaggio che, più di ogni altro, ha fede nella Provvidenza Divina. Incapace di serbare rancore nei confronti del suo persecutore lancia, a volo, baci a destra e a sinistra, soprattutto verso il suo Promesso Sposo.

 AGNESE (Silvana)=> Una bella paffuta Campagnola della Brianza, madre di Lucia, avanza ancheggiando gettando profumati fiori variopinti, che raccoglie dal suo cestino, sulla folla che l’acclama; donna energica e incline al pettegolezzo, sa farsi, però, rispettare, è attaccata al denaro, che spende, volentieri, per andare a zonzo in crociera, dolcemente cullata dalle azzurre onde del mare.

DON ABBONDIO (Mario) => Da un anno sposo della Fata Turchina, seduto in  mezzo al gentil sesso, si pavoneggia stando un po’ stretto nella consunta talare, seguito “dall’amico pavone” che non l’abbandona mai, mentre scatta foto ricordo a destra e a sinistra. Panciuto come una botte, rosso in viso come la vinaccia, lancia frizzi e lazzi con piccoli colpi di tosse.

I  BRAVI (Loretta e M. Immacolata) => Due screanzate guardie del corpo di Don Rodrigo, prepotente signorotto del paese. Sghignazzando, con la spada sguainata, e starnazzando come galline spennate, si fanno avanti annunciando un’imminente catastrofe: “Fate largo!… Fate largo! è in arrivo Don Rodrigo!”.

DON RODRIGO (M. Erminia) => Orribile a guardarsi, barba e baffi lunghi fino a terra, mantello svolazzante sulle spalle di color vermiglio, si è invaghito di Lucia e vuole, a tutti i costi, impedirne il matrimonio con Renzo facendosi aiutare dai nostri cari “BRAVI”

Tipico signorotto brianzolo: Don Rodrigo fa parte di un “clan mafioso” di aristocratici, oziosi e improduttivi, che esercita soprusi su tutti i più deboli.

MONACA di MONZA (Lorena)

    Gertrude => Vestita di tutto punto con abito e velo, neri come il fumo negli occhi, soggolo bianco come la neve, non riusciva a respirare. Come un’aquila, apriva e chiudeva le ali e il becco, girando a vuoto, e cercando un varco per potersi librare in alto. Quello della Monaca di Monza è il tipico esempio dei soprusi che, nelle famiglie nobili dell’epoca 6/7/800, venivano esercitati sui membri più deboli della famiglia e della società. La vita monastica era già stata decisa dal Padre, fin dalla nascita, per la conservazione integra del patrimonio al Primogenito di sesso maschile.

CARDINAL BORROMEO (don Domenico Catti)

E così via fino alla solenne acclamazione che introduce l’OSPITE inatteso, CARDINAL BORROMEO, sotto le spoglie di (don Domenico Catti, nostro abituale e gradito ospite)

  • Finalmente, tutti seduti comodamente in Platea, sotto la vigile scorta di due “Bravi” vigili Signori”, sono in attesa dell’arrivo di Mons. Vescovisco di Milano. (ovvero “Cardinal F. Borromeo)
  • Il Conduttore Artistico fa lo “gnorri”, ma attende fiducioso il famoso Visitatore Apostolico, capace di convertire e far confessare anche il più incallito peccatore, andando a “zonzo” per il mondo sulle orme di Federico Barbarossa.
  • … E… “Ciak!… l’Eccezionale Ospite si appresta a entrare in scena, ossequioso, collo torto, sorrisetto mefistofelico, mano inanellata tesa, bene/dicente, in attesa del baciamano.

–     S.E., però, diciamo la verità, non è qui per fare una passerella promozionale, ma in visita alla Comunità, per chiarire alcune “dicerie”, che circolavano e di cui si rende conto dialogando con noi, ripetendo “pace!,… pace sorelle!” a ogni insorgente controversia.

–     Subito dopo Monsignore, seduto familiarmente tra gli ospiti, si è prestato a risolvere, in gara in uno dei cinque gruppi formatisi all’istante, due “giochi” preparati per l’occasione:

  1. Individuare il titolo del famoso romanzo di A. Manzoni.
  2. Lo Scopritore (errori da scoprire in una lista di avverbi).
  • Tutto si è svolto nella massima correttezza lasciando, poi, al Cardinale, la libertà di tornare a Milano di corsa passando da Torino.
  • E’ passata, così, una buona mezz’ora, mentre le Colf e alcune sagge signore di buona volontà, hanno servito un ricco, gustoso “spuntino” di dolci vari e salatini farciti, innaffiati con qualche sorso di buon vin-santo e acqua gasata.
  • E poi… un giro di valzer al girar della testa, ha chiuso la Kermesse, con tanti “saluti e baci” e un felice sonoro “Arrivederci” al prossimo anno.
  • Come sempre le nostre Colf e le Signore presenti hanno raccolto i cocci e riordinato la sala, rientrando poi, in men che non si dica, nei propri ranghi, senza lasciare traccia del festino consumato a nozze, ma conservando nel proprio cuore, come Maria, tutte queste cose con vera riconoscenza e ricordando che:

Render felici gli altri è la vera via per trovar la felicità”.

                             La cronista della Comunità         

                                                                                              Sr. Lorenza dell’Incarnazione

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