Figlie della Sapienza

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Una Quaresima di riflessione – Pt1

Due serate di riflessione per la parrocchia di Castiglione, durante il periodo della Quaresima. Sono state organizzate in collaborazione con la Società Operai e la Bocciofila, con una grande partecipazione. Il primo appuntamento è stato quello con la Società Operaia, il 23 febbraio, con una serata dedicata al “Pane e al vino”. Spiega don Martino Ferraris: “Si tratta di due elementi essenziali per la vita dell’uomo e dal punto di vista cristiano. In una prima parte della serata ne abbiamo parlato assieme al somellier Alberto Rondolino. In un secondo momento, invece, sono intervenuto io”.

La seconda serata, alla bocciofila, è stata dedicata alla tavola, con una cena e i ragazzi dell’oratorio che hanno messo in scena cinque momenti riguardanti episodi del Vangelo.

Intanto, gli appuntamenti della Quaresima verso la Pasqua proseguiranno anche questa settimana. Venerdì 23 marzo, alle 20.30 ci sarà la Via Crucis che partirà dalla parrocchia di Gassino per raggiungere, poi, quella di Castiglione, dove ci sarà un momento di riflessione finale.

(dal giornale: La Nuova Periferia, 20 marzo 2018)

PANE AL PANE e VINO AL VINO

La vita e la terra

  • L’uomo è fatto di terra, proviene dalla terra, in qualche modo abbiamo delle radici che ci fanno appartenere alla terra (la Madre Terra: cf San Francesco)

            Laudato sì, mi Signore,

            per sora nostra matre Terra,

            la quale ne sustenta e governa,

            e produce diversi frutti con coloriti fiori et herba.

  • Da qui nasce la nostra relazione intima con la terra:
  1. Lavorandola, l’uomo ritrova se stesso, un equilibrio.
  2. Nutrendosi di essa, l’uomo prova gioia, gusto.
  3. Ritornando alla “terra di origine” l’uomo ritrova il senso della sua vita.

Il nutrimento

  • Il cibo genera un “prodigio”: esso diventa sangue, energia, intelligenza, pensiero (sacco vuoto non sta in piedi). Il cibo diventa me.
  • Il cibo ha bisogno di un momento comunitario (il pasto da solo è pasto da lupi). C’è bisogno dell’esperienza dell’ Il cibo unisce (pensiamo alle tante occasioni); presuppone e crea l’amicizia, la fraternità.
  • Importante è anche il modo con cui si prepara e soprattutto si offre il cibo e lo si consuma. Il vero condimento del cibo è il modo con cui lo condividiamo. L’amicizia è il condimento (pensiamo mangiare in contesti di odio). Eleviamo la parola: l’amore è il condimento. Pensiamo anche al primo cibo dato al neonato: ciò che dà gusto al latte è il viso della madre.
  • Mangiare è anche un rito. Il rito, la ritualità nel mangiare insieme fornisce un grande valore a ciò che si celebra. Sì, quando si mangia insieme si celebra un rito di comunione. Gesti, tempo, calma, parole, cura, forma, creano l’atmosfera giusta.

Gesù e il Pane e il Vino

  • Il pane e il vino: ci raccontano l’essenza, la realtà di Gesù. Dal seme frantumato, macinato, apparentemente distrutto (in realtà no) viene fuori il pane fragrante e profumato. Viene fuori una vita nuova. Dagli acini d’uva, pigiati, passati al torchio, apparentemente distrutti (in realtà no) esce il vino rigoglioso. Esce una vita nuova. Nel Pane e nel Vino offerti da Gesù è presente una realtà, non un simbolo. E’ presente la realtà della sua offerta, della vita offerta, macinata, frantumata, pigiata, torchiata nella morte e ridata nuova nella risurrezione. Il pane e il vino di Gesù, a un certo punto “passano di scena”. Al loro posto rimane realmente e solamente Gesù. Al nostro titolo allora (Gesù e il Pane e il Vino) dovremmo aggiungere un accento: Gesù è il Pane e il Vino.
  • Anche in questo nutrimento accade un prodigio, inverso a quello precedente: io divento ciò che mangio. Io mi “cristifico”.
  • Anche questo nutrimento ha bisogno dell’espressione comunitaria. La comunità nasce “mangiando” (non c’è chiesa senza eucaristia e non c’è eucaristia senza chiesa). C’è bisogno dell’esperienza dell’ Gesù “Pane e Vino” (una volta era Marcellino), unisce! Questo nutrirsi insieme presuppone e crea amicizia.
  • Anche su questa tavola imbandita dal Signore, il vero condimento, il vero gusto lo fa il “modo” con cui si offre, si riceve, si condivide il cibo. Il condimento è l’amore (non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv 15). E’ il Pane dell’amore, generatore di amore.
  • Importante è anche il rito, come nel nutrimento. Il rito che celebra tutto ciò che è il sacrificio eucaristico, la mensa eucaristica (la messa – eucaristica). Il celebrarlo così ne conferisce valore, dignità, importanza. Così, quando si mangia insieme questo Pane e si beve insieme questo vino si celebra un rito di comunione. Gesti, tempo, calma, parole, cura, forma, creano l’atmosfera giusta.
  • In conclusione: amare la terra e i suoi prodotti ci riporta al cuore della nostra esistenza, ci rende felici, ci fa sentire innocenti. Nello stesso tempo capiamo che questo viaggio, questo incontro non funziona se fatto da soli, se si pensa solo a se stessi. Amare la terra, i suoi prodotti, il Pane e il Vino ci riportano al cuore della nostra esistenza spirituale (siamo anche grumi di spirito e non solo di cellule – Card. Bagnasco GMG di Madrid 2010), dove incontrando Gesù, Pane di Vita, ritroviamo felicità, senso e innocenza riscoprendo anche il carattere spirituale e “sacro” della comunione tra noi, della comunità.

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