Le Suore”Figlie della Sapienza” arrivano in Italia

Verso la fine del 1700 e per quasi tutto il 1800, allorché in Francia scoppia la Rivoluzione, la Congregazione si viene a trovare nel turbine della secolarizzazione e le Suore sono esposte all’azione dei rappresentanti del Governo rivoluzionario che le obbligano a prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione civile. Esse, pur provate duramente, rifiutano con decisione e nella bufera resistono come religiose cattoliche. Molte di loro però vengono arrestate, imprigionate, massacrate, e parecchie si vedono costrette a salire il patibolo della ghigliottina mentre eroicamente elevano canti alla Vergine, altre forzate a curare i feriti di guerra, toccano nella loro tenace lotta, il vertice della spiritualità, nonostante la forte persecuzione.
Abbandonata la Francia per il bando agli Istituti Religiosi, la Congregazione, per continuare ad essere “redenzione in cammino” anche nel travaglio e nella incertezza del domani si abbandona alla Provvidenza ed emigra in vari Paesi tra cui l’Italia. Primo loro campo di intenso apostolato SanRemo, ridente cittadina situata in una posizione climatica ideale e vicina alla frontiera, luogo confortevole ove le Suore francesi possono imparare la lingua. Nel 1887 Genova, nella persona della Marchesa M. Giuseppina Brignole Sale che richiede le Suore per la cura degli ammalati all’Ospedale Galliera, poi Genazzano, Roma, S. Giorgio Monferrato, Torino, Bergamo, Loreto ecc. Sono con loro i Padri Monfortani con i quali condividono in profondità le regole di vita segnate dal mistero dell’Incarnazione e la testimonianza di fede in Cristo Sapienza. Semplicità di vita e radicalità di impegno a servizio degli ultimi le caratterizza nell’intento di cogliere i segni dei tempi e di vivere giorno per giorno la follia dell’amore. La loro è una vita piena di Dio, pur in mezzo a difficoltà e fatiche, la forza viene dalla Vergine Santissima a cui si “consacrano” ogni giorno: è Lei la stella che illumina di coraggio il loro cielo agli inizi della presenza in Italia. Dalla Danimarca alla Sicilia, tutta l’Europa è testimone delle loro diverse e più svariate attività. In ogni situazione, a scuola, in Ospedale, nelle opere sociali, nelle attività parrocchiali, nelle caotiche periferie delle grandi città, là ove nessuno si sente di andare, le Suore della Sapienza sanno dire parole di consolazione e regalare sorrisi di speranza. Poi escono dall’Europa e presto tutto il mondo conosce l’irradiamento della spiritualità monfortana che viene da lontano e si afferma con la schiavitù d’amore praticata dalla Congregazione intera, ormai diventata internazionale. Il sogno dei Fondatori si compie nella misura in cui si estende il Regno di Gesù per mezzo di Maria con le sue salienti caratteristiche. Le Suore tutte non si accontentano solo di portare il bel nome di “Figlie della Sapienza” ma cercano di esprimerne il sublime significato di limpidezza e di esigenza. Occorre qui sottolineare che le Figlie della Sapienza, in momenti di storiche tragedie, trovano la capacità di far risplendere, in una vita apparentemente comune, il segreto di una bellezza spirituale ad ampio respiro, veramente straordinaria.
Oggi purtroppo, le file si stanno via via assottigliando, le vocazioni scarseggiano, l’età con i suoi acciacchi e le sue lentezze avanza inesorabilmente e parecchie Comunità, anche significative, sono costrette a chiudere i battenti, ma le Suore, serve dei poveri e missionarie di carità, continuano a tener vivo tra i tanti popoli crocifissi, il fuoco della missione che Montfort e Maria Luisa hanno loro affidato, esprimendone chiaramente le radicali esigenze .
A noi Figlie della Sapienza di oggi, figlie del Montfort, perciò, ripercorrere l’itinerario sapienziale del Fondatore, missionario audace e apprezzato artista, con negli occhi il suo tocco di follia della Croce e nel cuore lo stesso appassionato amore per i poveri, consapevoli che le novità si creano vivendo una fedeltà dinamica al passato come un giovane virgulto germoglia e si sviluppa tra vecchi ceppi. Perché ancora l’oggi può essere per noi e per la Chiesa tutta,
“TEMPO DI SAPIENZA.”