Figlie della Sapienza

Ascoltate, venite a me: vi voglio rendere felici!

Riflessioni sulla GMG

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Fare l’esperienza della giornata mondiale della gioventù almeno una volta nella vita non era nei miei piani per questa estate… il mio desiderio era di rilassarmi dopo un anno di duro lavoro e di intenso studio, andarmene al mare o in piscina, prima di rimettermi al lavoro, si di “impoltronirmi”, proprio di “impantofolarmi”.

Ma a volte il Signore ti cambia i piani, non solo mi viene proposto da mia sorella di partecipare alla GMG , ma quando per paura di una ricaduta a marzo dopo aver pagato la prima quota, ero disposta a perdere i soldi versati, perché convinta che mi sarei sentita male in mezzo a tutta quella folla, tu Sr Maria mi hai convinta a non rinunciarvi dicendomi che avrei avuto tempo di rilassarmi dalla fine del mio lavoro.

Poi non solo non mi sono rilassata affatto al mare perché a Roma pioveva ogni volta che ci volevo andare, ma ho trovato anche un altro piccolo lavoro estivo, sveglia alle 5 del mattino, due ore di viaggio all’andata e due al ritorno per 9 o 10 ore di duro lavoro poco retribuito malgrado sia molto gratificante.

Cosa mi aspettavo dalla GMG?

E chi aveva avuto tempo di pensarci!

Niente o solo altro stress.

In un certo senso è meglio non crearsi nessuna aspettativa che crearsi aspettative sbagliate che poi verranno deluse!

Ma ecco che il Signore cambia le carte in tavola: andare alla GMG era l’ultimo dei miei pensieri e poi si è rivelata un’esperienza bellissima.

Malgrado le mie diffidenze e le difficoltà incontrate durante questo pellegrinaggio: 24 ore di viaggio, l’esserci persi a Blonia perché pioveva ed eravamo tutti col poncho, tutti omologati e non distinguibili, l’inserirsi in un gruppo già formato, in cui tutti si conoscevano, posso dire di non essermi pentita di esserci stata, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente.
Il giorno che mi è piaciuto di più è stato il mercoledì: sarà stato varcare la porta Santa, sarà stata la confessione, saranno stati gli ormoni della felicità secreti dal mio cervello durante il cammino, sarà stato incontrare per caso Mons . Matteo Zuppi, uno dei migliori vescovi che io abbia mai conosciuto, sarà stato lo Spirito Santo, ma mi sentivo una forza tale, che durante la messa al santuario di Santa Faustina, ho tentato di creare un ponte tra me due miei compagni di viaggio dai quali mi sono sentita rifiutata, ho fatto il primo passo, solitamente per superare il rancore ci metto un po’ di tempo, ma dopo la confessione, dopo aver fatto quell’incontro inaspettato ero così felice che quel giorno ci sono riuscita.

Ringrazio il Signore per aver fatto questa bella esperienza: fra le tante immagini che mi porto nel cuore, è il ponte che abbiamo fatto con le mani quando pioveva per non perderci, questo mi richiama alla mente il canto dell’amicizia un canto scout che è il canto di pulcinella l’associazione, anzi la famiglia dove faccio servizio: stringi la mano del tuo vicino e sarà meno duro il cammino… È stato bello stringere la mano dei miei compagni di viaggio, da questo gesto ho imparato a riconoscermi bisognosa di aiuto, a mettere da parte il mio orgoglio, a fidarmi del mio vicino, malgrado per me sia difficile fidarmi degli altri, ma in quel caso ho dovuto farlo per non perdere il gruppo, un gruppo che inizialmente non sentivo mio, ma che poi, con il tempo e la condivisione di gioie e dolori, ho iniziato a sentirmi parte di esso.

L’accoglienza:

mi sono sentita veramente accolta dalla famiglia in Polonia che ci ha ospitati, sono stata colpita da tanta generosità, che quasi non ci credevo e pensavo dov’è la fregatura?
É sempre stato difficile per me e mia sorella fidarci degli altri, ogni volta che ci siamo fidati di qualcuno siamo rimasti feriti, ma tutto crolla nella vita, tranne l’amore di Dio per noi, diceva Chiara Lubich, e il Signore ci ha dato la possibilità di cambiare, ci da ogni giorno la capacità di scegliere se continuare a fare gli stessi errori mossi dalla nostre ferite, o non rifarli più, Dio solo può capire fino in fondo il nostro cuore e può darci il balsamo per sanare le nostre ferite, magari tramite l’amore delle persone che ci mette al nostro fianco, perché lui come dice sant’Agostino: ci ama tramite l’amore dei nostri fratelli, ed io non mi sono mai sentita amata da Dio come in questi giorni.

Per quanto riguarda l’accoglienza ricevuta da tutti i polacchi c’è stato quello che mi piace chiamare il miracolo dell’acqua: per le strade non c’erano fontanelle come a Roma, ma ogni casa, mentre noi camminavamo metteva a disposizione la propria acqua per dissetarci: ho imparato a fidarmi degli altri, ho imparato ad affidarmi alla provvidenza, in questo periodo più che mai nella mia vita!!!

Ho imparato a camminare e a non lamentarmi, si camminava cantando così da non sentire la fatica, il Papa ha parlato del non lasciarci anestetizzare l’anima, ma io sentivo il mio corpo anestetizzato, non sentivo più la fatica. É stato bello vedere poi, il giorno del pellegrinaggio al Campus Misericordiae popoli di culture diverse, che solitamente si fanno la guerra, camminare tutti verso la stessa direzione. Gesù Cristo. Grazie a te Sr Maria e a tutte le Figlie della Sapienza che mi hanno proposto questa grande esperienza di fede.
Maria Pacialeo

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